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22/05/2017
COMUNICATO STAMPA - Più farmaci con la badante

 

ANZIANI: PIU’ FARMACI PER CHI VIVE CON LA BADANTE

Poca formazione e problemi di lingua tra possibili cause

 

La condizione familiare degli anziani potrebbe influenzare i medici nella prescrizione dei farmaci, in particolare degli antipsicotici. È quanto emerge da uno studio dell’Inrca (Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani) condotto nell’ambito del progetto Crime (Criteria to Assess Appropriate Medication Use among Elderly Complex Patient), finanziato dal Ministero della Salute con l’obiettivo di studiare l’appropriatezza delle prescrizioni di farmaci nei pazienti over 65. Lo studio, pubblicato su Geriatrics & Gerontology International, ha compreso un campione di 928 persone con almeno 65 anni di età, dimesse dall’ospedale dopo un ricovero, nel periodo compreso tra giugno 2010 e maggio 2011. Oltre alle sedi Inrca di Ancona, Cosenza, Fermo, lo studio ha coinvolto l’Università Cattolica del Sacro cuore - Policlinico ‘Gemelli’ di Roma, le Università di Perugia e Ferrara. Nella totalità dei pazienti, il 67% abitava con almeno un membro della famiglia, il 23% viveva da solo, l’8% insieme alla badante e l’1,8% in compagnia di familiari e badante. Mediante analisi statistiche si è studiato in che misura la condizione abitativa può influenzare la probabilità di prescrizione di farmaci antipsicotici tra le varie categorie.

“A parità di condizioni cliniche, come genere, età, deficit cognitivo, depressione, ictus e livello di autonomia fisica, si è notata una maggiore prescrizione di farmaci antipsicotici quando l’anziano vive con la badante” – spiega Mirko Di Rosa, del Laboratorio di farmacoepidemiologia geriatrica, uno degli autori dello studio. “Il dato più interessante però, si ha dal confronto tra il numero di prescrizioni negli anziani che vivono da soli, rispetto a quelli che coabitano con una badante, per i quali le prescrizioni sono più del doppio” (+164% ndr). Anche a distanza di tre mesi dalla dimissione, si è visto che la tendenza a prescrivere un numero maggiore di farmaci si affievolisce ma perdura (+151% ndr). “Il fenomeno – aggiunge il ricercatore - si può spiegare col fatto che, in genere, il medico si confronta con i familiari, ma in loro assenza è la badante che funge da interlocutore. Problemi linguistici dovuti alla provenienza da altri Paesi e la mancanza di un’adeguata formazione per la gestione di pazienti complessi, sono tra i fattori che possono condizionare la correttezza delle prescrizioni mediche. Anche lo stress derivante dall’assistenza continuativa può influire, portando la badante a sovrastimare i comportamenti anomali dell’anziano e a comunicarli al medico con enfasi eccessiva”. Gli antipsicotici infatti sono usati per disturbi del comportamento, patologie neurologiche, demenze senili e depressione. “I risultati - conclude il Direttore scientifico dell’Inrca Fabrizia Lattanzio - testimoniano la necessità di ricerche più approfondite sull’appropriatezza delle terapie farmacologiche. È già noto un incremento nelle prescrizioni legato anche al basso livello di educazione del familiare-caregiver, ma è la prima volta che lo studio comprende anche le badanti”. Un settore da investigare considerata la portata del fenomeno: le badanti in Italia sono circa 830 mila, il 90% è di origine straniera e i due terzi lavorano senza una formazione adeguata.