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17/02/2017
COMUNICATO STAMPA - Invecchiamento attivo

 

INRCA, INVECCHIAMENTO ATTIVO: ANCHE HOBBY E SVAGO SONO IMPORTANTI

Studiati i progetti dei lavoratori a fine carriera

Includere l’attività di svago e tempo libero nei fattori che misurano l’invecchiamento attivo e promuovere così alcuni degli hobby più comuni come viaggi, cinema, teatro, giardinaggio, musica, modellismo e pittura. È la necessità che emerge da un’indagine condotta dai ricercatori dell’Inrca – Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani – tesa a valutare la corrispondenza dell’agenda UE sull’invecchiamento attivo con le aspettative dei futuri pensionati. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Ageing & Society dell’Università di Cambridge, rientra nel progetto europeo Ewl - Extending Working Lives – che ha l’obiettivo di comprendere le conseguenze dell’allungamento della vita lavorativa sulla salute, oltre a indagare l’impatto del pensionamento sullo stile di vita. “Il collocamento a riposo – spiega il Direttore scientifico Fabrizia Lattanzio - comporta nuove routine che riguardano una vasta serie di attività quotidiane come l’esercizio fisico, la dieta, il sonno e le relazioni sociali. È un periodo di transizione in cui possono nascere anche nuovi impegni, come volontariato e assistenza ai familiari”. Lo studio, di tipo qualitativo, ha coinvolto 133 lavoratori prossimi alla pensione in tre Paesi: 55 in Inghilterra, 40 in Italia, e 38 negli Stati Uniti. Tramite interviste condotte 10 mesi prima del pensionamento, sono stati chiesti quali fossero i progetti per il futuro. Ne è stata valutata così la rispondenza con i fattori che compongono l’Active Aging Index, che serve per misurare l’invecchiamento attivo in un contesto geografico attraverso vari fattori, tra cui il mantenimento di un lavoro dopo la pensione, la partecipazione alla vita sociale e familiare (volontariato e cura di genitori e nipoti), il grado di indipendenza economica, l’autonomia psico-fisica (attenzione alla salute, attività motoria e studio) e la capacità di mantenere relazioni con amici, parenti e colleghi. “Benché i piani dichiarati siano nel complesso in linea con gli indicatori inclusi nell’Indice - aggiunge Andrea Principi, del Centro ricerche economico-sociali per l’invecchiamento – molti soggetti nei tre campioni hanno affermato di voler riprendere gli hobby abbandonati a causa degli impegni lavorativi, o iniziarne di nuovi”. Oggi infatti gli anziani gestiscono più efficacemente il tempo libero. Vanno al cinema, a teatro, visitano musei, organizzano viaggi, si dedicano alla manutenzione del verde, attività importanti per il benessere psico-fisico alla pari, ad esempio, dell’attività motoria. “Ciò che manca è l’inclusione nell’Indice di Invecchiamento Attivo di attività dedicate allo svago, il cosiddetto ‘active leisure’, ed il fatto che questa tendenza emerga in contesti socio-culturali molto diversi indica che si tratta di un’esigenza diffusa e pertanto da promuovere all’interno di progetti strutturati”.

L’ipotesi di ritornare al lavoro. “Dopo 42 anni e 6 mesi sono pronto per fare altre cose nella vita” dichiara un sessantenne italiano. Meno categorici sul tema gli intervistati anglosassoni: “Non vorrei niente di fisso. Potrebbe essere qualcosa che mi impegni un giorno a settimana, per sei mesi, così avrei altri sei mesi all’anno per viaggiare” spiega una donna inglese di 55 anni. L’orientamento a rimanere nel mercato del lavoro è invece più evidente negli Usa: “Andrei in pensione per fare qualcosa di diverso: preferirei un impiego che mi consentisse di modificare lo stile di vita” dichiara un 64enne americano. Anche in prospettiva di eventuali difficoltà economiche, all’estero si ipotizza un possibile impiego, mentre gli italiani consultati in genere lo escludono totalmente. Piuttosto si accetta l’idea di limitare i consumi. “Non importa se avrò finito i soldi e dovrò aspettare 10 giorni per ricevere la pensione: se avessi la necessità di fare rifornimento all’auto, vorrà dire che non la userò. Ma non ricomincerò a lavorare”, dichiara un’italiana di 59 anni.

La prospettiva di accudire i familiari, specialmente anziani, nel campione italiano non sembra una ‘scelta volontaria’, ma imposta dalla situazione. “Mi piacerebbe riprendere gli hobby, viaggiare, ma nessuna di queste ipotesi è realistica, a causa dei miei genitori anziani. Tutti i piani sono sospesi per ora”, sostiene una donna 62enne. Meno marcato l’atteggiamento inglese, visto come supporto occasionale alla famiglia: “Ho già fatto da padre ai miei figli. Ora è compito loro accudire i propri bambini. Potrei stare con i nipoti due o tre volte a settimana, ma voglio fare anche altre cose” spiega un 59enne britannico.

C’è chi afferma di non avere piani. “In alcuni casi – chiarisce il ricercatore - ciò comporta uno stato d’ansia che può compromettere le sensazioni positive generalmente associate a questo momento. È necessario quindi un maggiore supporto durante la transizione lavoro-pensione, mediante corsi o colloqui per aiutare a pianificare il futuro”. Proprio per valutare in che misura i programmi dichiarati saranno rispettati, lo studio prevede due successive interviste a distanza di uno e due anni dalla pensione. “In Italia – conclude – si tende ad uscire dall’età produttiva prima possibile, poiché si ha paura di rimanere bloccati a causa di una riforma dell’ultima ora che cambi i requisiti, come l’innalzamento dell’età pensionabile. Una situazione che molti degli intervistati italiani hanno già vissuto, avendo dovuto rimandare, alcuni anche due volte, la data pianificata”.